Feudo Vagliasindi, sull’Etna, riapre all’insegna della cultura eno-gastronomica

Postato in Dove dormo  -  04 Giugno 2020

Per gli amanti della natura e del fascino dell’Etna, riapre Feudo Vagliasindi, dimora nobiliare in stile liberty del primo Novecento interamente restaurata, a cinque minuti dal borgo medievale di Randazzo, immersa in un paesaggio naturale che confina con il parco dell'Etna, la riserva naturale dell’Alcantara e il parco dei Nebrodi, l'area protetta più grande della Sicilia. 

 

 

Rimasta chiusa a causa della pandemia, la dimora è ora pronta ad accogliere, in sicurezza, i turisti, che solitamente arrivano da ogni parte del mondo. “I nostri ospiti sono per metà stranieri, americani soprattutto, per il 60 per cento – ci racconta Corrado Vassallo, titolare della tenuta e dell’azienda agricola insieme al fratello Paolo – ma per la restante metà sono italiani e siciliani. Riapriamo assicurando, grazie anche ai nostri grandi spazi, quel distanziamento che qui possiamo chiamare ‘naturale’, e puntiamo sul turismo di prossimità. Sono cresciuti i siciliani che soggiornano qui, molti i palermitani. Feudo Vagliasindi è divenuto nel tempo un punto di riferimento per un soggiorno di relax, un luogo in cui sostare, spesso anche per 4-5 giorni di seguito, e dal quale partire alla scoperta della Sicilia intera”. 

 

L’enoturismo è il loro punto di forza; la struttura permette di fare esperienze enogastronomiche, visite nella storica cantina, escursioni guidate, passeggiate in vigna e, da quest’anno, anche nell’uliveto. Ogni anno è anche un laboratorio culturale, soprattutto d’estate, con un susseguirsi di eventi letterari, musicali e teatrali. 

 

“Tre mesi lunghi di chiusura, in piena pandemia, non ti lasciano indifferente, anche a livello emotivo. Ogni giorno è una sfida ma desideriamo tornare ad accogliere gli ospiti rilassati – spiega Corrado -. Anche se siamo ancora alle prese con questa situazione, bisogna superare la diffidenza e la paura. Abbiamo avuto il piccolo coraggio di riaprire sperando nei mesi di luglio, agosto e settembre. Organizzeremo qualche evento culturale, nel rispetto della sicurezza; i nostri spazi ci permettono di farlo e lo faremo”. 

 

“Difficile pensare alla normalità pre-Coronavirus ma questo periodo ci ha indotto a riflettere e a trovare nuove opportunità – prosegue Corrado -. Oggi penso che l’unione sarà la nostra forza. Noi piccoli produttori non siamo battitori liberi, abbiamo bisogno di unire i nostri punti di forza”. Da qui l’idea di un quadrilatero di aziende vicine che, unite, possano offrire agli ospiti, un pacchetto di esperienze turistiche ed enogastronomiche completo. 

 

“I piccoli hanno più facilità ad unirsi, hanno una sorte simile e forse più attitudine alla condivisione. Faremo nascere un quadrilatero di aziende per organizzare pacchetti enoturistici. Si potrà cominciare dal soggiorno qui, dalla visita in cantina, si potrà visitare l’azienda vinicola Al-Cantara, che al suo interno ha un bellissimo museo dell’etichetta, che pochi conoscono; passare poi ad una esperienza di degustazione di olio presso l’azienda Merlino ed infine fare una degustazione di pistacchi salati e dolce dell’azienda Musa a Bronte, che tra le altre cose organizza ogni anno un evento suggestivo, l’Etna Musa Festival. L’ospite potrà cominciare il suo viaggio da Randazzo per finire a Catania e per tornare a girare l’Etna, in lungo e in largo. Da parte nostra siamo pronti e non escludo di organizzare un evento teatrale in estate, per un massimo di 200 persone, all’aperto”.  

 

Tanta energia, tanta passione, che la famiglia Vassallo mette in tutto ciò che fa. “La nostra esperienza nel settore turistico ha 10 anni, pian piano impariamo ma preferiamo fare piccoli passi sicuri. Il 2020 sarebbe stato l’anno del boom di turisti, per tutta la Sicilia, molte prenotazioni dopo febbraio sono state cancellate, ma oggi ripartiamo dai siciliani, che spesso non conoscono la loro terra. Siamo circondati di bello a tal punto che ce ne dimentichiamo. Gran parte dei nostri clienti, anche del Nord, percorrono la Sicilia tutta, in macchina, fanno tantissimi chilometri per poi rientrare la sera, per esempio. Il turismo di prossimità è il nostro futuro oggi, ma ci sono tante cose da scoprire. Principalmente, la bellezza della Sicilia di cui essere grati”.

 

 

Feudo Vagliasindi è anche una azienda vinicola e agricola. All’interno c’è un ristorante, aperto agli ospiti, ma anche al pubblico esterno, su prenotazione. “In cucina c’è la giovanissima nonna Alfina, e i piatti sono quelli della tradizione ma le materie prime sono tutte locali. “Ortaggi del nostro orto, il nostro olio, i vini che produciamo ma anche quelli dei piccoli produttori etnei e poi le carni dei Nebrodi”, dice Corrado. 

 

L’azienda produce tre vini per un totale di circa 6.000 bottiglie. “I vini nascono nei nostri 4 ettari di vigna: l’Etna Rosso Doc, l’Etna Rosato Doc e il Nerello Cappuccio in purezza. Ci prepariamo alla nascita di un nuovo vino, nel 2021, un Carricante. Sei sono gli ettari di uliveto per il nostro olio extra vergine d’oliva da Nocellara Etnea da cui produciamo circa 6.000 bottiglie”, afferma il produttore.

 

Una nota a parte merita il Nerello Cappuccio, pregiato vitigno autoctono che, insieme con il Nerello Mascalese costituisce, nelle dovute percentuali, il perfetto mix per dar vita ai vini rossi Doc dell’Etna. Feudo Vagliasindi è una delle poche aziende a vinificarlo in purezza con un ottimo risultato qualitativo. Ne produce appena 560 bottiglie numerate ma i fratelli Vassallo puntano a triplicarne la produzione, considerato il suo successo. 

 

Tra le novità della stagione, però, ci sarà il percorso guidato in uliveto e la degustazione di olio. “Vogliamo far fare un percorso nell’uliveto, fino a toccare la cuba bizantina, nella zona archeologica”, spiega Corrado. 

 

E per il futuro tanta fiducia. “Nel momento più difficile dell’umanità, emerge sempre l’aspetto creativo, si aguzza l’ingegno. In questo tempo, abbiamo creato lo shopping online, adesso ripartiamo. Dopo ogni crisi c’è sempre un rimbalzo positivo. Mi piacerebbe tornare a fare ciò che facevamo prima. In dieci anni ci siamo costruiti da zero. Potevamo fare un salto ulteriore quest’anno, ma siamo stati colti di sorpresa. Ricominciamo comunque con ottimismo e centrando tutto sulla cultura. Bisogna narrare il territorio: tutto è cultura. E qui c’è tanto a fare, soprattutto se si parla di olio. Credo che la cultura dell’olio, da Castiglione a Randazzo, esploderà e supererà la fama del vino. Fino ad oggi sono mancate la comunicazione e l’organizzazione. Finalmente ci si mette insieme, per creare condivisione. Di battitori liberi ce ne sono pochi. Occorre unire le forze”, conclude. 

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